Utrecht, Caravaggio and Europe, exhibition view. Courtesy Centraal Museum, Utrecht

Mondo – All’alba del Secolo d’Oro olandese Roma era la capitale mondiale dell’arte. Giovani pittori giungevano da tutta Europa nella Città Eterna dove, si diceva, era in atto una grande rivoluzione: quella di Caravaggio, che con scandaloso realismo e un uso inedito del chiaroscuro stava cambiando il volto della pittura.

Tra i 572 artisti stranieri presenti nell’Urbe tra il 1600 e il 1630, ci sono Dirk van BaburenHenrick ter Brugghen e Gerard van Honthorst, passati alla storia come “i caravaggisti di Utrecht”.

A loro e ai colleghi italiani, francesi, spagnoli, fiamminghi che ne condivisero gli interessi il Centraal Museum di Utrecht dedica la mostra Utrecht, Caravaggio and Europe, in programma fino al prossimo 24 marzo e poi in partenza per l’Alte Pinakothek di Monaco.
Circa 70 dipinti, tra cui capolavori del Louvre, degli Uffizi, delle National Gallery di Londra e Washington, nonché in prestito da alcune chiese di Roma, tracciano un itinerario all’insegna del confronto, mostrando come temi e ispirazioni comuni si siano intrecciate con le diverse tradizioni europee.

Ma l’ospite d’onore è certamente la Deposizione di Caravaggio, concessa eccezionalmente in prestito dai Musei Vaticani per quattro settimane ed esposta per la prima volta nei Paesi Bassi. Dal Museo di Monserrat, in Spagna, arriva invece l’intenso San Girolamo in meditazione, sempre del maestro seicentesco.
E poi spazio a un’inedita reunion tra i caravaggisti di tutto il continente: dallo spagnolo Jusepe de Ribera ai francesi Nicolas Régnier, Nicolas Tournier, Simon Vouet, Valentin de Boulogne; dai fiamminghi Gerard Seghers e Theodoor Rombouts agli italiani Bartolomeo Manfredi, Orazio Gentileschi, Cecco da Caravaggio, Giovanni Antonio Galli (lo Spadarino), Giovanni Serodine, Orazio Borgianni.

In evidenza le peculiarità degli artisti di casa, pionieri in Olanda di uno stile di successo che influenzò perfino i maestri più anziani. Accanto a tagli inediti e all’uso drammatico del chiaroscuro, BaburenTer Brugghen e Honthorst svilupparono con entusiasmo il realismo caravaggesco.
I primi due sono noti per aver riportato su tela senza indugio nasi mostruosi, denti marci e unghie sudice, fino al Bambino Gesù più “vero” della storia dell’arte, talmente brutto da richiedere pesanti modifiche nei secoli successivi. Solo il restauro della sua Adorazione dei Magi realizzato in tempi recenti dal Rijksmuseum ha rivelato le rughe del volto, le carni grinzose e la figura da omuncolo tipiche dei neonati che riflettono in toto l’umanità del figlio di Dio.
Dei tre Gerard van Honthorst fu quello più quotato anche a Roma, dove le sue opere furono acquistate da importanti collezionisti come il Cardinal Giustiniani, mecenate di Caravaggio. In città era noto come “Gherardo delle notti” per la sua pittura fatta di luci indirette e nascoste che irrompevano dall’oscurità rivelando la scena.