Stefano Accorsi è la voce narrante di “Tintoretto. Un ribelle a Venezia”. foto di Chico De Luigi

Venezia – “Mi ha sempre attirato la sensualità delle opere di Auguste Rodin. Le sue sculture imperfette evocano la carnalità, che è la cosa che più mi affascina”. La linfa vitale di Stefano Accorsi non si nutre di pigmenti e visioni, ma di quella strana capacità plastica di fare propria una storia e di trasformarla, anche solo con il timbro della voce, in uno spettro di emozioni.

Solo per tre giorni, il 25, 26, 27 Febbraio, Accorsi sarà al cinema come voce narrante di Tintoretto. Un ribelle a Venezia, il docu-film prodotto da Sky Arte e distribuito da Nexo Digital in 370 sale cinematografiche.

“Il film rappresenta un modo avvincente di fare cultura” afferma l’attore durante la conferenza stampa del lungometraggio diretto da Giuseppedomingo Romano “Pepsy Romanoff”. “Della storia dell’arte imparata sui banchi di scuola spesso resta solo un pugno di date imparate a memoria e sganciate da ogni nesso al periodo storico di riferimento. Oltretutto con l’andare del tempo si perdono molte informazioni e aneddoti interessanti. Personalmente ricordo di aver sempre studiato Tintoretto insieme a Tiziano, oggi invece scopro che si odiavano. Il lavoro di studio e di scavo nella biografia dell’artista condotto da Melania Mazzucco (n.d.r. l’autrice del film) insieme alle immagini, hanno il pregio di farci entrare nel vivo di Tintoretto, ci fanno sentire il respiro dell’artista. Guardando il film si scopre una Venezia atipica, e Venezia non è certo una città facile da raccontare, in qualche modo ti sembra di averla sempre già vista. E’ stata una sfida davvero importante portare sul grande schermo la città lagunare in una chiave originale”.

Che cosa ti ha colpito di più della storia di Tintoretto?
“Per me fino a ieri Tintoretto era solo un nome. Ho fatto il liceo scientifico, e piuttosto male: c’ho messo sei anni per la maturità! Ma oggi scopro che è molto avvincente dare voce a una narrazione di questo tipo perché è emozionante. Mi sono nutrito delle immagini che ho visto e della storia. Ho restituito con la voce le emozioni che ho provato guardando le opere e i lavori di un artista straordinario, clamoroso. E’ stata una scoperta apprendere come Tintoretto, durante la sua carriera, sia andato contro tutto e contro tutti, senza alcun fairplay. Ad esempio per partecipare al bando per la realizzazione di un dipinto destinato a decorare il soffitto della Scuola di San Rocco era stato richiesto un disegno, ma Tintoretto esegue il tondo finito. Ha trasgredito tutte le regole della concorrenza leale, e questo ci racconta in maniera vivida com’era il suo modo di fare arte”.

Qual è l’aspetto più significativo della figura dell’artista che emerge dal film?
“Credo sia la sua urgenza di fare arte, malgrado tutto e malgrado le condizioni del contesto siano avverse. Tintoretto non lascia la sua città neppure sotto il flagello della peste. Costringe la sua famiglia a restare lì: la sua arte gli dice che deve portare a compimento i suoi dipinti. Tintoretto dava su tutto la precedenza alla sua arte, anche a scapito della diplomazia. Come obiettivo aveva quello di creare le sue opere, poco gli importava che i colleghi lo odiassero. Il pregio del film è quello di farci capire perché l’artista ha creato le sue opere.”

Qual è il tuo rapporto con l’immenso patrimonio di arte e cultura del nostro paese?
“Ho la fortuna di girare spesso in Italia, un paese ricco di arte e di tante specificità culturali. In certe città mi è capitato di visitare luoghi ricchi di bellezza. Ogni città e ogni paese hanno un tesoro da far scoprire. Cerco di mostrare la bellezza e l’arte ai miei figli, e anche se ancora piccoli. Alle volte li porto in visita al museo, e pazienza se prendono il corridoio vasariano come una pista da corsa! In Italia abbiamo tesori che possiamo vedere anche senza spendere soldi. Possiamo usufruire di questa grande bellezza con poco sforzo.”

Perché a tuo avviso sono importanti le produzioni di film documentari dedicati all’arte?
“Questi film sono degli acceleratori che creano voglia di nutrirsi ancora di più di bellezza. Una produzione come Tintoretto. Un ribelle a Venezia ci porta a conoscere l’artista in un modo vivo e a capire un po’ di più della sua arte”.

Per quale ragione a tuo avviso destano interesse al cinema specialmente le storie di artisti ribelli o tormentati?
“La drammaturgia delle storie sul grande schermo si basa sul conflitto e sulla soluzione dei conflitti per arrivare al lieto fine. Nello specifico probabilmente si tratta di artisti che hanno un rapporto con la loro arte più raccontabile e che rivelano un rapporto quasi fisico con gli strumenti della loro arte”.

Che cosa ispira maggiormente la tua arte?
“Ho sempre cercato di essere originale. Ad esempio “L’Ultimo bacio” (n.d.r. il film realizzato nel 2001 e diretto da Gabriele Muccino) è stato un film che a suo tempo aveva riscosso notevole successo. Era una storia di sentimenti. Nei giorni precedenti all’uscita in sala ero per strada a Roma in mezzo al traffico e alla gente che urlava, e mi domandavo chi sarebbe mai andato a vedere quel film. E invece il film ha avuto un ottimo risultato. E’ sempre difficile capire perchè un film riesce e uno no. Probabilmente vanno bene quelli che hanno un approccio originale alla materia. A me non è mai piaciuto lavorare per posizionamento. E forse questa è la ragione per cui ho un legame forte con il pubblico”.

Tintoretto. Un ribelle a Venezia, il docu-film prodotto da Sky Arte e distribuito da Nexo Digitalsarà al cinemail 25, 26, 27 Febbraio. La produzione si inserisce nel calendario della Grande Arte al Cinema. Per la stagione 2019 arriva nelle sale italiane in collaborazione con i media partner Radio CapitalSky Arte e MYmovies.it. e con ARTE.it come digital media partner.