Parigi, il gran finale della sfilata di Valentino
Parigi, il gran finale della sfilata di Valentino

Parigi, 23 gennaio 2019 – Naomi Cambell non è una donna fragile, eppure stasera si è commossa fino alle lacrime quando ha abbracciato Pierpaolo Piccioli alla fine del defilè d’alta moda per la prossima estate. Lei, la dea di tante passerelle, che ha capitanato chiudendo la sfilata in un superbo abito nero la riscossa delle modelle di colore che hanno impersonato con la loro bellezza e la loro grazia ieratica i valori di diversità e di uguaglianza che lo stilista direttore artistico della maison Valentino ha voluto dare al mondo con questa sua prova d’autore.

Naomi e le altre, con Kaia Gerber e Mariacarla Boscono nel quadro finale a rilanciare oggi una immagine del mito del fashion, quella scattata da Cecil Beaton nel 1945 sulle modelle di Charles James, che rappresentavano le clienti di allora, i Cigni Bianchi della Quinta Strada. Stasera ancora una volta il genio creativo di Pierpaolo Piccioli ha primeggiato  con un’ode convinta e coraggiosa (visti i tempi che viviamo) alla bellezza delle donne di colore, che con la loro pelle esaltano i colori con una luce nuova: in passerella erano in stragrande maggioranza, ben 40 su 65.

“Ho cominciato cinque mesi fa a fare questo casting di modelle” racconta Pierpaolo dopo i tanti applausi per una collezione magistrale che svela al mondo ancora una volta la maestria dell’atelier romano della maison in Piazza Mignanelli. “Non credo al modernismo della couture, credo nella couture classica e nell’unicità e poi al fatto che debba dare emozioni – dice il direttore creativo di Valentino – e che sia il massimo territorio del sogno. Finora l’immaginario dell’alta moda, da Cecil Beaton per Charles James a oggi, è stato improntato sulle clienti ricche e bianche. Così non è stata celebrata la bellezza ‘nera’, e non esotica. Nel 1945 la rivista afroamericana ‘Ebony’ era costretta a comprare i vestiti per fotografarli! Non glieli prestavano nemmeno. Poi dieci anni fa per prima Franca Sozzani ha dedicato al tema un intero numero di Vogue Italia, Black Issue. Ora ho pensato fosse tempo per una nuova riflessione, per un messaggio che non vuol essere politico – continua Pierpaolo Piccioli – ma estetico. Io faccio moda ma voglio anche dire che esiste ancora la xenofobia e con questo defilè voglio celebrare la diversità, voglio pensare alla couture in un modo diverso. Faccio vestiti bellissimi ma con la mia voce voglio dire di più, anche il mio lavoro può far cambiare le cose”.

Nel moodboard di Pierpaolo ci sono le Madonne Nere e le schiave come pure l’Artemide Efisia. Ed ecco Akima, virgulto delicato arrivato dal Sud Sudan, giovanissima e già ieratica come una dea, ma ecco soprattutto nel gran finale Naomi Campbell in un abito meraviglioso nero un po’ nude look, lei la Venere Nerache non poteva mancare, la donna che compirà 49 anni a maggio e che è sempre una pantera bellissima e un simbolo per le donne di colore di tutto il mondo, e ancora Alek Wek e l’etiope filantropa Lya KebedeAduta Kech sfilare in modo sublime con abiti che hanno tutti nomi di fiori dati dalle sarte dell’atelier Valentino, ampi, volanti, con dei tagli a ruota immensi, ricami da favola, reinterpretazioni moderne di modelli eterni.

Sono fioriti anche gli occhi delle top model con un trucco magnifico fatto di piume vere. Con le supertop di colore anche Kaia Gerber e Mariacarla Boscono (coi capelli rossi) tutte insieme nel gran finale in una foto di gruppo che entrerà subito nel mito del fashion contemporaneo.

QN