27 Ottobre 2020

MALEDETTO MODIGLIANI – LA NOSTRA RECENSIONE

Con un cappotto di velluto nero, affamato di vita e di eternità e con in tasca i Canti di Maldoror, Modigliani a 21 anni cavalca la scatola magica che da Livorno sfreccia verso la Ville Lumière, tutta luci e lampioni.
Addosso ha la sua città, il canto delle cicale e il profumo dei pini marittimi, alle spalle la luce e il profumo del mare e quella nostalgia che impasta i colori, mentre scivola verso Parigi solo, con il suo smisurato talento.
Di lì a poco l’ebreo di provincia, in fuga da una città divenuta troppo stretta, avrebbe deposto sulla tela i propri demoni per regalare alle sue donne e all’umanità colli di cigno, forme eleganti, irrequieti occhi di cielo. Tra queste c’è Jeanne Hébuterne, la sua ultima compagna, suicida a 21 anni con in grembo il loro figlio, a soli due giorni dalla morte di Modì, avvenuta all’Hôpital de la Charité di Parigi il 24 gennaio del 1920.
È la voce calda di questa giovane pittrice a tessere il racconto cinematografico di Modì in Maledetto Modigliani, il documentario al cinema solo il 12, 13, 14 ottobre a cento anni dalla morte dell’artista. Con un ritmo che tiene testa alla storia, scandito dalle musiche di Maximilien Zaganelli e di Dmitry Myachin – già autori della colonna sonora di Ermitage. Il potere dell’arte di Michele Mally – il film prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, ci accompagna nel vivo della produzione dell’artista d’avanguardia che fu molto di più di un tombeur de femmes, del bevitore bohémien avvolto da un’aura mitica nelle inquiete notti di Montmartre e Montparnasse. Il pittore eccentrico ed esaltato è in realtà un uomo che maschera una malattia, che si aggrappa alla vita e alla propria arte snocciolando, nella semplicità di linee e volti che ne fanno uno dei maggiori esponenti di primo Novecento, valori universali.


Frame dal docu-film Maledetto Modigliani | Courtesy of Nexo Digital

Modì attraverso gli occhi delle sue donne
Ma soprattutto è un intellettuale che vive di esperienza, sperimentando l’arte. Il bel Modì, l’angelo caduto, il randagio maledetto, “pentre de guerre” e autore di oltre 400 quadri, sculture e 3500 disegni, l’artista costretto in vita a vendere i suoi lavori a non più di 10 franchi, prende forma attraverso il racconto profondo e drammatico della sua ultima donna.
Con lei ci addentriamo nell’alveare di Parigi, tra i rifugi dell’artista. Poi Jeanne cede per un momento la parola ad Anna Achmatova, un’altra donna di Modì, Anna la cariatide, la sacerdotessa egizia. E poi ancora a Beatrice Hastings, la “poétesse anglaise”, la femminista con la passione per i cappelli, eccentrica anche lei, protagonista di quel fermento creativo al centro del loro amore violento. È ricco questo film che schiude l’anima di Modì, conducendoci alle radici delle sue passioni, alle origini del suo primitivismo sensuale, approfondendo il rapporto con Picasso e Brancusi, Soutine, al quale Dedo insegnava l’italiano, e quello con la trasgressione, tra i fumi dell’oppio e le visioni dell’alcol, e ancora il rapporto con la pietra, il corpo a corpo con la materia, con quella Livorno che ne conserva le radici profonde, e che alimenta la voglia di andare restando.


Amedeo Modigliani, Ritratto di Chaïm Soutine, 1916, Olio su tela, 65 x 100 cm, Parigi, Collezione privata

L’intellettuale e il suo tempo
Il docufilm non è solo quadri e scultura, ma restituisce la ricchezza di Dedo artista (come lo chiamavano i suoi amici livornesi), la passione per la forma e la semplificazione propria della scultura cicladica, entra nel merito della grande beffa delle tre teste, attraverso la voce diretta di uno dei suoi autori. Non trascura la storia, con Livorno, perla del Tirreno e set di fine Ottocento, e la mondanità degli stabilimenti balneari, gli spettacoli di magia del Teatro Goldoni, Villa Mimbelli.
Con Jeanne ritroviamo le impronte dell’artista tra le strade, le piazze, il quartiere livornese della Venezia Nuova, la sinagoga, il mercato centrale, e la campagna in cui aveva imparato il mestiere di pittore coi macchiaioli e dove trova poi materia per le sue statue, l’arenaria e il marmo. E poi il fronte, la guerra, il mondo che cambia.
Giocando tra riprese della città di oggi, foto e filmati d’archivio in bianco e nero, la voce di Jeanne descrive anche la Parigi di inizio secolo, la metropoli centro della modernità, già mercato d’arte e polo d’attrazione per pittori e scultori da tutta Europa. Scopriamo Modigliani nel confronto con le opere degli altri artisti a lui coevi raccontati attraverso opere e spazi (l’Atelier Brancusi del Centre Pompidou e il Musée Picasso di Parigi). Lo rincontriamo al caffè La Rotonde con Jean Cocteau che ne immortala la presenza in uno scatto sulla “terrace” con Picasso, André Salmon e Max Jacob.


Maledetto Modigliani I Courtesy Nexo Digital

Ci piace nel film l’anima che emerge di Modigliani, i suoi quadri che scivolano come acqua della Senna, tenendosi dentro una poetica sospesa tra il primitivismo, la lezione di Duccio e dei senesi del Trecento, tra mecenati e lungimiranti collezionisti che scommisero su un pittore di 30 anni che la malattia sottrasse allo scalpello. Il mondo intorno entra nei quadri e noi li inseguiamo nei principali musei, dall’Albertina, alla National Gallery of Art di Washington, dalle collezioni di Parigi alla grande mostra Modigliani e l’avventura di Montparnasse del Museo della Città di Livorno.

Cosa sono le maschere di Modigliani? Cosa svelano i suoi volti? La parola la lasciamo al film.
In un passaggio particolarmente interessante ci ritroviamo nel porto franco di Ginevra, nel laboratorio di Marc Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di Modigliani, autore di ricerche e scoperte sull’opera dell’artista che si avvalgono anche di analisi tecnologico-scientifiche condotte nell’omonimo istituto e presenza costante nel docufilm. All’Institut Restellini i quadri di Modigliani sono sorvegliati speciali. Qui le opere confessano i loro segreti ai raggi ultravioletti. Per sapere come si fa a riconoscerli basta seguire il film o sfogliare il catalogo ragionato delle opere di Modigliani scritto da Restellini (in prossima uscita).

La parola agli esperti
Oltre a quello dello storico dell’arte e specialista di Amedeo Modigliani Marc Restellini, il racconto cinematografico si avvale di numerosi interventi di esperti, da Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno al gallerista David Lévy, dalla curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot al direttore generale dell’Albertina di Vienna e al produttore cinematografico Paolo Virzì.
Merito del film è anche quello di dare voce alla bella Jeanne. C’è anche lei, il 3 dicembre 1917 alla prima e unica mostra personale di Modigliani, quando la polizia porta via le tele con le donne nude in vetrina e il pittore riesce a vendere appena due disegni, a 30 franchi ciascuno. Esiste anche lei, la “noix de coco”, la bambina fragile nella quale Modì ha sempre creduto, che una notte, a soli due giorni dalla scomparsa del suo pittore, decide che niente ha più senso.

La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital. Per l’autunno 2020 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it, ARTE.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.


Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne