Uno spettacolo vigoroso ed emozionante che illumina gli occhi e ammalia l’udito sotto la cornice splendida del Musee du Louvre. E’ così che Louis Vuitton sceglie di chiudere in bellezza i giorni schizofrenici del fashion month, con una collezione potente e lisergica che fa rivivere sulla passerella il clima spensierato ed euforico della Parigi di fine Ottocento: un periodo di sognante benessere e false illusioni prima dell’incubo della Grande Guerra che vede l’affermazione di un nuovo gusto borghese, sinuoso e squisitamente decorativista che Nicolas Guesquiere esalta con egregia maestria. Linea e ornamento dominano la passerella, con i volumi delle silhouettes gonfiati da maniche a sbuffo, delizioso rimando agli abitifin de siècle, e gli eleganti giochi decorativi delle stampe e dei ricami, raffinate composizioni che ricordano i coloratissimi vasi in vetro di Louis Tiffany o gli inquietanti e seducenti gioielli di Lalique. Non è citazionismo ma modernità: Guesquiere rimaneggia gli strumenti decorativi dell’Art Nouveau conferendogli un’energia creativa nuova e contaminandoli di rimandi 80’s, come la mini borsa a forma di VHS, appetibilissimo must have della prossima stagione. Le modelle incedono sulla passerella come moderne femmes fatales di sfuggente e ammiccante sensualità mentre sul maxi schermo va in scena l’emozionante esibizione di Sophie sulle note di “It’s okay to cry”. D’altronde, a volte la moda sa far anche commuovere e allora è proprio il caso di dire: “it’s okay to cry”.

1 / 48