18 Giugno 2021

LE FOLLIE DEGLI ANNI VENTI IN ARRIVO AL GUGGENHEIM DI BILBAO

Mondo – Gli anni Venti tornano a ruggire al Museo Guggenheim di Bilbao, in una mostra che vuole essere un messaggio di speranza. Dal 7 maggio al 19 settembre, 300 oggetti e opere d’arte racconteranno un decennio di incredibili fermenti artistici, sociali e culturali all’interno dell’iconico edificio di Frank Gehry. Dopo il trauma della Grande Guerra e l’epidemia di spagnola, il mondo occidentale rialzava la testa con una voglia di evasione e novità che investì i campi più disparati, dall’arte al teatro, dal cinema alla moda, dall’architettura alla vita quotidiana, dando impulso a movimenti d’avanguardia come Dada, il Surrealismo o il Bauhaus, ma anche a inediti modelli di femminilità, a nuovi modi di vivere il corpo e il desiderio, alla diffusione di tecnologie che avrebbero cambiato il nostro modo di percepire la realtà. Nella cornice del Guggenheim dipinti, sculture, fotografie, collage, video e oggetti di design saranno i testimoni di questa esplosione liberatoria all’interno di un allestimento sensoriale che promette sorprese: a curarlo è il drammaturgo e regista teatrale Calixto Bieito, direttore del Teatro Arriaga di Bilbao e del Teatro di Basilea.


Theodore Lux FeiningerXanti Schawinsky, Sin título, ca. 1927. Fotografía en b/n, pintada. Lámina: 23,2 × 17,9 cm I Colección particular, Zúrich © The Xanti Schawinsky Estate / Nachlass Theodore Lux Feininger 2021

Realizzata in collaborazione con la Kunsthaus di Zurigo e curata da Cathèrine Hug e Petra Joos, I folli anni Venti è un viaggio attraverso l’Europa e le capitali più influenti dell’epoca, da Parigi a Berlino, da Zurigo a Vienna. In sette sezioni, scopriremo la portata delle trasformazioni di questo periodo nell’arte come nell’esistenza delle persone comuni, spaziando dal mondo del lavoro alla danza, dal cinema sperimentale all’abbigliamento e perfino al taglio dei capelli. Osserveremo, per esempio, come diete, sport ed esercizio stessero cambiando i corpi delle donne, pronte a entrare nel rivoluzionario “piccolo vestito nero” di Coco Chanel o a calarsi in conturbanti look alla garçonne, mentre la velocità sconvolgente dell’automobile mutava per sempre la percezione dello spazio e del paesaggio.


Grethe JürgensManiquíes de peluquería (Frisierpuppen), 1927. Óleo sobre lienzo I Colección particular © Sprengel Museum Hannover, Vermächtnis Grethe Jürgens

Tra i testimonial del decennio ruggente troveremo artisti come Renè Magritte, Fernand Léger o Kees van Dongen , fotografi come Man Ray e Lazlo Moholy-Nagy, ma anche danzatrici come Josephine Baker, prima afroamericana a diventare una star dello spettacolo, che introdusse i ritmi scatenati del charleston nel Vecchio Continente e trovò qui un successo ancora impossibile nel suo paese d’origine.
Tutt’altro che nostalgico il messaggio della mostra, che mira a evidenziare l’attualità delle ricerche degli anni Venti anche attraverso il confronto con il presente. Se da un lato non mancheranno gli esempi di arte contemporanea ispirata dalle conquiste di allora, d’altro canto l’auspicio è che quell’effervescente spirito di rinascita possa tornare ad aleggiare sull’Europa e sul mondo al termine della crisi che stiamo vivendo.


Max Ernst, Sin título, ca. 1920. Collage con gouache, blanco opaco y lápiz de grafito sobre papel impreso, montado sobre cartón I Kunsthaus Zürich, Colección de Obra Gráfica, Donación de Erna y Curt Burgauer, 1980 © Max Ernst, VEGAP, Bilbao, 2021

“Gli anni Venti del secolo scorso hanno significato un’esplosione di creatività, liberazione erotica, pulsione sessuale e femminismo, ma anche di trauma, lotta ed economia selvaggia e spietata”, racconta la curatrice Petra Joos. “Sfruttiamo l’esperienza dei folli anni Venti per affidarci alla libertà creativa e non cadere negli errori che fecero sprofondare il mondo in una delle sue maggiori catastrofi”, conclude il direttore scenografico Bieito, guardando agli anni Venti del nuovo secolo.


Christian Schad, Maika, 1929. Óleo sobre madera. 65 x 53 cm I Colección particular © Christian Schad Stiftung, Aschaffenburg, VEGAP, Bilbao, 2021