TvBoy, Divided We Stand, United We Fail, Mixed Media on Urban Furniture The Street Museum of Art | Courtesy © TvBoy
In un mondo che vive in presa diretta, anche gli artisti (per non dire i boscaioli) hanno da dire la loro. Nell’esplosione informativa e di intrattenimento forzoso guidata dalla rete e dai social network dell’era del coronavirus e del #iorestoacasa non passa giorno senza che il pubblico digitale venga inondato da una valanga di contenuti creativi di ogni tipo.Così se street artist come TvBoy colgono la palla al balzo per parlare di arte e propaganda, con stencil che già sono memorabili come il recente Divided We Stand, United We Fall che rielabora in chiave pop-corona il celebre manifesto con lo Zio Sam I want YOU for U.S. Army disegnato originariamente nel 1916 da James Montgomery Flagg e poi adottato dal governo USA per promuovere la chiamata alle armi dei giovani americani nella primavera dell’anno dopo. Il messaggio in questo caso è rovesciato, serio ma ironico: la chiamata alle armi di TvBoy è un invito alla popolazione a starsene a casa. Un messaggio che lo street artist palermitano, Salvatore Benintende, ha fatto seguire a due precedenti interventi sempre esposti nel suo The Street Museum of Art, come L’amore ai tempi del Covid-19 (con tanto di Amuchina d’ordinanza) apparso sui muri di Milano e ispirato al famoso dipinto Il Bacio di Francesco Hayez e il murales apparso a Madrid della Gioconda con la mascherina che gioca con l’icona della Monna Lisa mettendosi sulla scia dadaista del famoso ready made L.H.O.O.Q. di Marcel Duchamp.


TvBoy, L’amore ai tempi del Covid-19 | Courtesy © TvBoy

In chiave #coronavirus un altro artista Jago, che lavora nel campo delle installazioni e della scultura, ha pubblicato la rielaborazione 2020 di una sua opera di tre anni prima Venere di Jago vestendo la sua attempata signora nuda di una maschera anti-virus e ottendendo così un effetto di drammatizzazione che l’ha resa immediatamente popolare su Instagram dove il canale di Jago ha decine di migliaia di follower. “La Venere è una scultura nata nel 2017, per la quale avevo intuito uno scenario di istallazione. L’opera verrà musealizzata nel 2021 e probabilmente rimarrà in questo modo” ha spiegato laconicamente l’artista, nato a Frosinone e che vive a New York.


Jago, Venere di Jago, 2017-2020 | Courtesy © the artist

Il confine tra arte e cazzeggio del resto è labile nell’era digitale come ha ben spiegato in termini più generali in una sua diretta streaming anche l’artista ultra-pop milanese Max Papeschi: “secondo me sono interventi divertenti, basta che si capisca che sono dei meme, che poi sono fatti da artisti quindi sono più belli, sono ben costruiti.. ma restano nel campo dei meme, non nel campo dell’arte. E’  anche colpa di quelli come me che hanno iniziato con il digitale, per cui riesci a realizzare un’opera in un tempo molto veloce e la pubblichi immediatamente quindi senza bisogno di essere filtrato da una galleria, e che so fai la Madonna con al posto del bambino un virus, la prima idea che ti viene in mente, e siccome è fatto da un artista immediatamente entra nel campo dell’arte. In verità secondo me sono dei meme d’artista, non delle vere e proprie opere d’arte. Sono divertenti, li riposto se li trovo divertenti, ma ecco.. non li definirei arte. Per l’arte serve un tempo di riflessione forse più lungo..”


Max Papeschi, Make Disneyland Great Again, 2018 Digital art | Courtesy © Max Papeschi

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