Maria Grazia Chiuri non si concede mai davvero una pausa. Solo due settimane dopo la sfilata della Cruise Collection 2020 di Christian Dior, che ha organizzato a Marrakech, la creatrice di moda italiana ha disegnato i costumi di una fantasmagorica performance tenutasi sabato sera, appena prima del “Tiepolo Ball” organizzato da Dior a Venezia, che ha fatto eco alle rivendicazioni politiche per le aperture dei confini delle nazioni e all’atmosfera generale della Biennale d’arte del capoluogo veneto.

Maria Grazia Chiuri, al centro, circondata in particolare da Sienna Miller, Karlie Kloss, Monica Bellucci e Dasha Zhukova – Foto: Ellen Von Unwerth

Divinità e dei dorati, molti Giulio Cesare, contesse dalle proporzioni divine, crudeli cortigiane, dandy che indossavano piume giganti, una maestosa Cleopatra, e varie figure celesti – una delle quali ha passato l’intera serata in cima a una grande scala a pescare un globo argentato per VIP e celebrità varie… Karlie Kloss lanciava sguardi fatali dietro il suo ventaglio, vestita con un abito-corsetto stampato. Sienna Miller è arrivata sotto una gigantesca cappa di seta beige e un vestito attillato e scintillante, al braccio del suo nuovo cavaliere, Lucas Zwirner. Tilda Swinton indossava un vestito di seta bouclé, mentre Monica Bellucci e Dasha Zhukova risplendevano nei loro abiti corsettati e mantelli floreali. 100% Dior.

Sabato sera, in un vero e proprio ingorgo nautico, decine di lussuose imbarcazioni Riva hanno attraccato facendo sbarcare gli ospiti sui gradini del palazzo, mentre il gruppo di ballerine Parolabianca si esibiva su una terrazza accanto al canale. Tre di loro erano appollaiate sui trampoli, per dare ancora più importanza e respiro agli strani motivi di Maria Grazia Chiuri, che contenevano guazzabugli di animali mitologici, di cieli notturni, di crostacei giganti, di tori al galoppo e di ammiragli del Rinascimento. “Dei viaggi celesti e ancestrali attraverso il cielo”, ha riassunto il direttore artistico delle collezioni femminili di Dior.

La compagnia Parolabianca si è esibita davanti al Canal Grande – Foto: Virgile Guinard

“Penso che noi italiani abbiamo dimenticato che siamo una nazione di navigatori, soprattutto i veneziani. Che abbiamo finito per integrarci in centinaia di culture e Paesi. E che siamo una nazione di immigrati in tutto il pianeta da molte generazioni”, ha ricordato.

Immagini degne di una Biennale, caratterizzata dagli appelli di numerosi artisti a favore di frontiere più aperte. In quel pomeriggio, l’artista aborigeno australiano Richard Bell ha fatto rimorchiare una chiatta attorno a Venezia che trasportava una prigione finta avvolta in catene per criticare l’imperialismo e il colonialismo del suo Paese. Nell’Arsenale, centro nevralgico della Biennale, l’artista svizzero Christoph Büchel ha installato Barca Nostra, un peschereccio arrugginito di 21 metri che è affondato al largo di Lampedusa nel 2015, causando la morte di quasi mille rifugiati.

Intanto molte erano le potenti immagini di esclusione e di dialogo tra culture visibili nell’esposizione internazionale principale. Soprattutto le foto notturne di Soham Gupta, che rappresentano outsider indiani che vagano tra le macerie di Calcutta, o i film di Arthur Jafa sui diritti civili e i superbi collage autobiografici di Njideka Akunyili Crosby, artista americano nato in Nigeria. Senza dimenticare la sudafricana Zanele Muholi, che si è fatta un autoritratto quotidiano per un anno per denunciare i crimini di odio e l’omofobia del suo Paese natale, mentre il padiglione del Venezuela non ha aperto a causa dei disordini politici interni dello stato latinoamericano.

Pietro Beccari, il PDG di Christian Dior, ed Elisabetta Beccari – Foto: Virgile Guinard

Dall’altra parte della città si è svolto il ballo, all’interno di Palazzo Labia, famoso per gli splendidi affreschi di Giambattista Tiepolo, specialmente quelli dell’enorme sala da ballo a due piani, decorata con scene leggendarie della vita di Antonio e Cleopatra. La sontuosa soiréedi Dior ricordava il celebre ballo orientale del 1951, organizzato nello stesso palazzo dal suo proprietario messicano dell’epoca, Charles de Beistegui, che aveva fatto restaurare l’edificio donandogli nuovamente il suo splendore originale. Entrato nella storia come “il ballo del secolo”, l’evento è rimasto nella memoria anche grazie ai numerosi abiti e costumi disegnati congiuntamente da Salvador Dalì e Christian Dior e fatti indossare ad ospiti e performer.

È stato Dior a finanziare il ballo, il quale ha permesso di raccogliere fondi per la fondazione Venetian Heritage, che sostiene più di 100 progetti di recupero del patrimonio veneziano e di cui quest’anno ricorre il ventesimo anniversario. Il presidente dell’organizzazione internazionale, lo statunitense Peter Marino, è l’architetto che ha disegnato il maggior numero di negozi più influenti, belli ed importanti per le case di moda (come Louis Vuitton, Chanel e, naturalmente, Dior) di qualsiasi altro suo collega al mondo.

“I tempi cambiano. Il ballo di Beistegui era un evento favoloso organizzato per le persone più facoltose del pianeta. Anche questo è un grande ballo, ma ha lo scopo di raccogliere fondi per i nostri progetti”, ha precisato Peter Marino, tutto di nero vestito con indosso un completo fatto di giacca, calzoni e stivali in stile rinascimentale, del tipo che Velasquez avrebbe potuto indossare se avesse fatto baldoria nei bar gay di New York. Dopo la cena, un’asta di beneficenza organizzata all’interno di Palazzo Labia ha raccolto oltre 400.000 euro destinati a proteggere il patrimonio monumentale di Venezia.

Palazzo Labia, dove si è svolto il “Tiepolo Ball” – Foto: Pierre Mouton

Come per la sua Cruise Collection (che comprendeva collaborazioni con artigiani marocchini, con produttori di tessuti perlati Masai e stampati wax ivoriani, e con artisti e creatori di moda di tutta l’Africa e della sua diaspora), Maria Grazia Chiuri ha lavorato con attori locali di spicco per il suo Tiepolo Ball.

I tavoli finemente decorati, che seguivano temi diversi a seconda delle stanze (giungla, siciliano e cinese) esibivano sfingi egiziane, uova giganti di struzzo, enormi candelabri in vetro, dei pappagalli in ceramica e delle tovaglie personalizzate del leggendario pittore e produttore di tessuti veneziano Fortuny. Gli ospiti hanno potuto gustare un pudding di frutti di mare composto da caviale, aragoste e gamberi, seguiti da un delizioso branzino, preparato da Silvio Giavedoni, chef del ristorante stellato Quadri di Piazza San Marco.

Per i suoi costumi da ballo, Maria Grazia Chiuri ha chiamato a collaborare anche il produttore di sete Rubelli, e Bevilacqua, il famoso specialista dei velluti e dei damaschi “soprarizzo”, la cui sede si trova sull’altra sponda del Canal Grande, proprio di fronte a Palazzo Labia. Alcune ballerine della compagnia Parolabianca hanno chiuso la serata danzando sotto gli affreschi manieristi del Tiepolo, al suono di un’arpa maliana e di molti violini.

I tavoli imbanditi per la cena del “Tiepolo Ball” di Dior a Venezia – Foto: Pierre Mouton

Un evento vivace, eccitante, sfrontato e provocatorio… come tutti i grandi balli in maschera. La maschera dà la libertà di essere educatamente scortese – se si incontra qualcuno che si preferirebbe evitare, si fa finta di non riconoscerlo. La serata si è svolta in un’atmosfera degna di un film di Merchant Ivory o di Fellini, che del resto ha girato Casanova. Personaggio, quello del più celebre dei libertini veneziani, che Sienna Miller ha incrociato in uno dei suoi film…

“Monsieur Dior ha sempre amato Venezia. I suoi artisti, i suoi artigiani e la sua arte fanno parte integrante dell’heritage di Dior. Un altro motivo per cui ho amato lavorare utilizzando il know-how dei veneziani per organizzare il ballo”, ha confidato Maria Grazia Chiuri.

Con un gesto grazioso, Dior ha lasciato per ogni ospite sui tavoli della cena un ventaglio con su stampata una frase famosa di Monsieur Dior: “Les fêtes ont ceci de nécessaire qu’elles apportent de la joie” (“Le feste portano con sé ciò che è necessario per dare gioia”).