Howard Schultz, chi è l’ex boss di Starbucks che sfida Trump

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Infatti, se Schultz decidesse di correre come terzo incomodo (pur senza speranze di successo) sottrarrebbe voti solo ai democratici indecisi (e non troppo a sinistra) allargando la strada per un altro sprint di Trump lanciato verso il secondo mandato.

“Sono certo che Shultz non ha il fegato di correre per la presidenza – ha scritto in un tweet Trump – Vi siete accorti che non è certo la persona più sveglia, quella l’America ce l’ha già… Mi auguro soltanto che Starbucks continui a pagarmi l’affitto per lo spazio della Trump Tower…”. Digiuno di politica, ma grande comunicatore, protagonista di una bellissima storia americana chelo vede partire da una famiglia modesta di Brooklyn, primo a raggiungere la laurea e ritrovarsi a 65 anni con 4,2 miliardi di dollari di patrimonio. Anche lui, come Michael Bloomberg (che, per inciso, ha stroncato la candidatura del re del caffè) è deciso a pagarsi per intero la campagna elettorale. Schultz non condivide diversi punti della piattaforma democratica. Non è a favore di un’assistenza sanitaria gratuita per tutti. Non gli piace il college gratuito. Non crede nei lavori garantiti, ma nella meritocrazia. Quando, nel 1987, lanciò Starbucks con i suoi espresso all’italiana e i cappuccini, a Brooklyn, Manhattan e Seattle – proponendosi di arrivare a 2000 locali nel Duemila – non pensava certo che la sua idea commerciale sarebbe esplosa portando oggi Starbucks a 28mila spazi in tutto il mondo, arrivando persino a Milano in questi mesi con due bar-boutique.

Abile propagandista, Schultz ha lanciato la sua candidatura con una provocazione: il suo ultimo libro From the Ground Up (“Dal basso in su”), suona come un’antitesi di The Art of the Deal (“L’arte di fare affari”) di Donald Trump. Decidere di correre davvero però è altra cosa. Ai nastri di partenza delle primarie, se Trump comincia a temere qualche volto repubblicano emergente compreso il giovane Marco Rubio, l’architetto dell’ultimatum americano al Venezuela, sono soprattutto le dozzine di democratici, ai nastri di partenza, a preoccuparsi per una presenza di Schultz in una corsa a tre. Ross Perot, da destra, fu fatale per George W. Bush e segnò la vittoria di Bill Clinton. Il verde Nader condannò, da sinistra, Al Gore nel 2000, anche se il vice di Clinton ottenne più voti di George Bush. Per la corsa del 2020 si sono già messi in pista la senatrice di estrema sinistra Elizabeth Warren e la senatrice centrista e di colore della California Kamala Harris. Sta scaldando i motori anche Bloomberg, anch’egli attratto dal sogno ‘indipendente’

QN