PARIGI – Sfilata piena di emozioni e di fantasia sotto il tendone del Circo di Dior, nel giardino del Museo Rodin, per la collezione alta moda dell’estate 2019 con parata di vip impellicciate e ingioiellate. Si distingue per classe e bellezza Monica Bellucci in prima fila ad applaudire Maria Grazia Chiuri, direttore creativo del marchio stellare in portafoglio del Gruppo LVMH di Bérnard Arnault, che ha reinventato la fascinazione di un mondo e dei suoi protagonisti.

Risultati immagini per lo sfavillante circo Dior. La sfilata di Parigi foto

E insieme alle modelle in passella ecco le venti donne circensi del gruppo Mimbre che hanno dato vita a un mirabile spettacoli di acrobazie, con la forza dei loro corpi impegnati all’infinito in mirabili piramidi di corpi che Maria Grazia ha vestito in bianco e nero. Un caos immaginifico che sembra colloquiare alla perfezione con il defilè di 68 mises, meravigliose opere degli atelier Dior impegnati in una ricerca estetica fantastica che la Chiuri riesce a rinnovare ogni volta.
“Il circo è stata una delle grandi passione di Monsieur Dior – racconta Maria Grazia Chiuri che ha creato anche una collezione di scarpe un po’ baby tutte glitterate ad arte – che amava andare al Cirque d’Hiver, dove Richard Avedon scattò per lui l’insuperabile foto di Dovima tra gli elefanti del 1955 e già nel 1950 a Londra aveva creato abiti ispirati al circo. Io mesi fa vedendo in una mostra a Roma il sipario dipinto da Pablo Picasso per il balletto ‘Parade’ ho avuto l’idea per questa collezione. I colori sono polverosi come quelli dei costumi intorno alla pista, la giacca è quella del domatore come il cappotto, rifiniti in un punto rarissimo del ricamo d’atelier che si chiama Bigodino, i tutù ricordano quelli delle cavallerizze, l’abito da sera rimanda ai rombi del costume del clown”.
E le ragazze hanno il trucco Dior con gli occhi disegnati con due lacrime nere alla Pierrot, il viso circondato da una cuffietta di tessuti scintillanti fornita di veletta che la Chiuri ha ideato con quel genio di Stephen Jones, il corpo velato dentro la tuta dai disegni meravigliosi che simila il tatuaggio delle artiste del circo vittoriano, base sotto gli abiti da sera e da ballo a tutta trasparenza. Enfasi sul collo con leggiade gorgiere, gonne incrostate di paillettes, un’elegia di camicie bianche impalbabili o in cotone, chiuse al collo da un collier d’oro con ciondolo di due mani che si cercano e si trovano, un delicato fiocco che sigilla il tutto in organza sfilaggiata, come erosa dal tempo. “Quel clown è un uomo o è una donna? Né l’uno, né l’altra. E’ un clown”, ha scritto Gérard Vicaire, costumista appena scomparso a 91 anni che ha dedicato la vita agli abiti dei circensi: e in questa frase c’è tutta la metafora del defilè tra androginia e look asessuati che sono il simbolo di una ritrovata inclusione e di una possibile uguaglianza.