Gilbert & George, Ridley Road, 2013, Tecnica mista, 337 x 254 cm, The Locarno Exhibition | Courtesy Museo Casa Rusca
Londra, 1969. Tutto cominciò da quella leggendaria performance nella quale i due guru dell’ Art for all si esibirono su un tavolo, abbandonandosi a mosse robotiche sulle note di Underneath the Arches condividendo il piacere di due vagabondi di dormire all’aperto e diventando essi stessi “sculture ambulanti”.
L’esibizione si intitolava The Singing Sculpture e loro erano Gilbert & George, la coppia più provocatoria dell’arte contemporanea internazionale.“Ogni nostra opera d’arte è una lettera d’amore visiva da noi a voi” scrivevano nel 1999. E in effetti la loro è stata da sempre un’arte democratica e dal forte impatto comunicativo, pronta a sfidare le convenzioni dell’élite e della società borghese, per esplorare in profondità i complessi vortici della condizione umana.
Una sfida che il celebre duo lanciò a una Londra in preda, in quegli anni, a un poliedrico turbinio di religioni, culture, correnti politiche.
Gilbert & George | © 2020 Gilbert & George

Dal primo incontro, avvenuto nel 1967 alla Saint Martin’s School of Art, la coppia divenne inseparabile.
Uniti nella vita e nella professione, fedeli a loro stessi, Gilbert Prousch (classe 1943, nato a San Martino in Badia) e George Passmore (di Plymouth, classe 1942) racchiudono nel loro classico aplomb britannico e nell’impeccabile outfit tutta l’eccentrica potenza di una solida entità artistica.

Ci piace pensare – aveva detto una volta George – che, insieme allo spettatore, siamo tutti complici di come abbiamo fatto diventare il mondo. Volevamo che ogni quadro ‘si decidesse da solo’, nello stesso modo in cui una giornata si decide da sola”. Durante le camminate intorno a casa loro nell’East End di Londra, i due artisti hanno modo di scrutare la moderna condizione umana. Sperimentano accelerazione, violenza, denaro, sesso, povertà, malattia, desiderio, bellezza, disperazione, vedono impiegati e tossici che fanno loro in una visione molto fedele a un realismo crudo, ma che sa anche essere profondamente romantica.
Il mondo ritratto è spesso pieno di dolore, ma è anche un universo colmo di passione, poesia, amore desiderio.


Gilbert & George, Beardbaby Beardbaby, 2016, Tecnica mista, 127 x 151 cm | © 2020 Gilbert & George | Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London, Paris, Salzburg

Il duo in mostra a Locarno
Dal 16 maggio al 18 ottobre 2020, dopo aver esposto nei più grandi musei del mondo, dal Centre Pompidou di Parigi all’Art Museum di Shangai, dalla Tate Gallery al MoMA, i due artisti saranno a Locarno per inaugurare la nuova stagione espositiva – dopo l’emergenza Covid-19 – del Museo Casa Rusca.
Progettata in stretta collaborazione con Gilbert & George, The Locarno Exhibition, si concentrerà su cinque gruppi di opere realizzate tra il 2008 e il 2016 incentrate, come molti dei loro lavori, su tematiche molto controverse come il sesso, la razza, la politica, la religione.

Un’arte per “attivare” gli stati d’animo
Se gli esordi sono accompagnati dalle grandi opere su carta che raffigurano gli artisti, a grandezza naturale, immersi nell’atmosfera bucolica della campagna inglese, gli Ottanta sono gli anni del rosso, di opere imponenti e dirompenti al tempo stesso che assumono la forma di assemblaggi e sovrapposizioni.
Il corpo umano diventa oggetto della ricerca artistica di Gilbert & George, esaminato non più soltanto dal punto di vista della sessualità e dell’anatomia, ma anche della biologia. La loro è un’arte che non esclude gli escrementi, rappresentati in The naked shit Pictures o i fluidi corporali (sangue, urina, sperma) come dimostrano i Fundamental Pictures (1996).
L’arte si fa testo, annuncio pubblicitario, si insinua tra i nomi delle strade, nelle scritte sui muri.


Gilbert & George, E II R, 2014, Tecnica mista, 226 x 254 cm | © 2020 Gilbert & George | Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London, Paris, Salzburg

Inizialmente avevamo solo delle locandine – spiega Gilbert – che avevamo rubato negli anni. Ogni giorno andavamo a piedi in Liverpool Street, e uno di noi comprava una barretta Mars mentre l’altro rubava la locandina. Quando le abbiamo contate, erano 3910. Così dalle locandine stesse, classificate in questo sistema per parola e per argomento, sapevamo il titolo di un quadro e quanto era grande. Per ogni quadro abbiamo fatto una cartella, con il titolo, e tutte le immagini relative”.

Con i loro corpi, ora mascherati con corone, come in Utopian Pictures (2014), ora smembrati, abnormi o strizzati, come nella claustrofobica serie Jack Freak del 2008, o ancora esplosi in mille pezzi, gli artisti suggeriscono forse l’idea che la cosiddetta “società perfetta” sia in realtà frutto della tolleranza, originata dal coesistere di dissenso e dissonanza.

Presenze sinistre e ricorrenti in numerose composizioni, le cosiddette hippy crack – bombolette di gas esilarante all’ossido d’azoto – traducono forse le conseguenze dell’attribuire la colpa agli altri: il generarsi dell’odio e del risentimento, la determinazione ad aggredire, a schierarsi, a radicalizzarsi.


Gilbert & George, God Save the Beard, 2016, Tecnica mista, 377 x 254 cm | © 2020 Gilbert & George | Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London, Paris, Salzburg

Tuttavia i temi e sentimenti che gli artisti esplorano e ritraggono da oltre cinquant’anni esplodono nella serie del 2016 Beard Pictures dove tra barbe follemente esagerate, fatte di reti metalliche, talvolta di foglie, ritroviamo Gilbert & George simili a personaggi grotteschi. Dietro di loro, allarmi di vigilanza consumati dalle intemperie, numeri di telefono di escort, profili numismatici di papi, monarchi o eroi scandiscono un universo visionario, inquietante e paranoico.

Il teorema dell’arte di Gilbert & George resta tuttavia sempre lo stesso: riunire elementi semplici, che, combinati tra loro, attivano lo stato d’animo.
Gli stessi artisti con il loro vissuto, sono stati i primi a sottoporsi ad un minuzioso esame, in un’ottica che sancisce la perfetta coincidenza tra l’artista e l’opera d’arte.


Gilbert & George, Union Dance, 2008, Tecnica mista, 190 x 226 cm | © 2020 Gilbert & George | Courtesy Arndt Collection

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