La maison Chloé ha omaggiato Karl Lagerfeld nell’ultima sfilata del brand, svoltasi giovedì, un omaggio al couturier tedesco, recentemente scomparso, che è stato lo stilista del marchio negli anni ’70 e ’90.

Chloé – Autunno-Inverno 2019 – Womenswear – Parigi – © PixelFormula

Una piccola confezione di foto lasciata su ogni seduta presentava sei immagini degli anni ’70 – editoriali e campagne pubblicitarie – che catturano lo spirito molto libero di quegli anni. Come la leggendaria campagna di Guy Bourdin del 1977: un’immagine di quattro fanciulle che indossano, tutte ansiose, dei vestiti di pizzo bianco accanto a un gruppo di tavoli, sedie e una figura umana completamente avvolta in lenzuola bianche. Il retro di ogni foto riportava citazioni di Karl.

“La discrezione è la chiave. I miei vestiti sono per donne che vanno oltre l’ovvio. È per questo che vi ho abbinato delle cinture di corda e delle espadrillas. Sono fatti per trasformare la vita di ogni giorno in una fiaba, per creare in ogni momento un’atmosfera”, si leggeva sulla nota di accompagnamento alla sfilata, una citazione di Lagerfeld ripresa da Vogue Paris.

La discrezione, tuttavia, non era certo la parola d’ordine sulla passerella sinuosa allestita all’interno della Maison de la Radio. Abbiamo potuto ammirare una femminilità moderna, uno stile sofisticato e sicuro di sé – ma non vi è stato nulla di particolarmente inatteso o sorprendente in questa moda proposta da una maison che vuole rappresentare la nonchalance francese.

Una donna sicura di sé come una night-clubber parigina che fuma una Gauloise, dato che ogni invito a questo show di Chloé conteneva una scatola di fiammiferi. All’interno della quale, stranamente, si trovava la foto di un paesaggio marino roccioso. All’esterno della confezione c’era invece l’immagine della tipica ragazza Chloé: una silhouette di una giovane donna che alzava le mani in aria a formare il numero otto.

Chloé – Autunno-Inverno 2019 – Womenswear – Parigi – © PixelFormula

Praticamente ogni look era un mélange: dalle culotte che incontrano gli abiti da sera ad ampi quadretti, fino ad un vestito-camicia color kaki sovraccaricato con un kilt rovesciato e lasciato incompiuto. Ciò che ha funzionato meglio sono state le idee più semplici, come gli shirt-dress in toile de Jouy  e i cappotti boyfriend doppiopetto in pelle rigida.

Tutto era coperto di braccialetti, spille, anelli, cerchi sui bicipiti, fibbie, orecchini, ciondoli e collane, che parevano in furiosa competizione l’uno con l’altro.

Natacha Ramsay è certamente una stilista di talento, ma è priva di qualsiasi pulsante di auto-regolazione da premere per spingerla a limitarsi. Troppo non è mai abbastanza per le sue ragazze Chloé. La discrezione è proibita.