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Quasi settantasei anni, tre Oscar, tre arresti, centonovanta produzioni cinematografiche, colpi di genio e di zafferano, successi e bancarotte, belle donne e brutte storie: incontri Vittorio Cecchi Gori e capisci che è tornato a indossare con orgoglio la sua formidabile vita da uragano, sta girando un docufilm su se stesso insieme a Tornatore, Benigni e Verdone, è un uomo che dopo aver rischiato di morire (il 24 dicembre è stato ricoverato e mantenuto in coma farmacologico per un giorno dopo un’ischemia cerebrale) ha trovato un nuovo equilibrio. O forse no. Riuscirà mai a essere prevedibile, uno come lui? “Mettiamola così, ho passato un momento drammatico. Il dolore di vivere mi stava uccidendo, mi sentivo solo e abbandonato da tutti, mi mancavano i miei figli e la famiglia, un problema al ginocchio mi impediva di camminare e fare attività fisica… Ah, c’è anche un altro piccolo particolare che ha peggiorato la situazione”.

Quale?
“Avevo scoperto di essere stato messo in mezzo, da troppi anni mi stavo fidando delle persone sbagliate. Volevano sottrarre i pochi soldi che mi sono rimasti, ma soprattutto prendere il mio posto: la prima cosa magari poteva riuscire, la seconda no. Ma è stato doloroso scoprirlo. Ora sono per vie legali, ho chiesto i danni, purtroppo nella vita è difficile trovare persone leali. Quelle fedeli sono un’altra cosa, parlo proprio della qualità più grande che possa avere un uomo o una donna: la lealtà”.

Ripartiamo dal ricovero del 24 dicembre: cosa le ha lasciato dentro?
“La gioia di aver capito chi mi vuole bene. La forza di essermi risollevato. La certezza che quando tutto gira male, per le persone con l’animo onesto c’è una via d’uscita. Ho ricevuto aiuto dalla mia ex moglie Rita Rusic, dai miei figli, da altre persone che si sono riavvicinate e non me l’aspettavo. Ora ho nuovi collaboratori e riparto con loro, sono pronto a nuove sfide, finché regge la salute mi sento eterno”.

E Valeria Marini? Rita Rusic è stata durissima con lei.
“Valeria ha avuto la sfortuna di incontrarmi nel periodo peggiore, quando tutto ha cominciato ad andarmi male. Ma lei poverina ha sempre cercato di aiutarmi, in ogni modo. Le parole di Rita? Eh che devo dire, le faide fra donne sono difficili da capire… E io di donne ne ho avute parecchie solo che, non so come dirlo, le ho amate e ho capito che non so capirle. Sono un grande mistero, le donne e per questo mi piacciono così tanto”.

Una volta disse che le piaceva tanto anche lo zafferano.
“Quella fu una grande bischerata. La polizia sapeva benissimo cosa c’era in cassaforte, in certe fasi della vita si commettono errori… Ma badate bene: io non sono mai stato schiavo di nulla, con il carattere che ho non posso essere sottomesso a una dipendenza, non sopporto di dover essere dominato da qualcosa o da qualcuno. Sono sempre ripartito, il problema vero della mia vita è stato un altro”.

Quale?
“Ho sempre visto le cose in anticipo e gli altri non le capivano, perché pensavo al prodotto più che al mezzo. Figuratevi, avevo incontrato due volte Murdoch per creare una piattaforma europea che oggi, più o meno, è quella offerta nel mondo da Netflix. Ricordatevi che avevo più del quindici per cento di Stream, che è diventata Sky, e poi con Telemontecarlo mi avevano convinto a creare il terzo polo tv”.

Anche lì, un’altra batosta.
“Il terzo polo faceva paura, ad un certo punto hanno deciso di affossarmi. La vendita di Tmc e soprattutto le sue modalità sono al centro di un’altra causa. In un certo senso mi sento una vittima del sistema e dei poteri forti”.

È stato in politica, non ha imparato niente?
“Sono sempre stato della Dc, fu Zamberletti a convincermi. La verità è che io andavo d’accordo con tutti, ma poi l’ideologia superava i pensieri delle persone e non mi ci ritrovavo più. La verità è che avrei anche potuto evitare di entrare in politica… Berlusconi? Io ero dall’altra parte”.

Come vive ora Vittorio Cecchi Gori?
«Non mi lamento, ma non è più il tempo di mangiare due bistecche al giorno. Abito ai Parioli nella casa dei miei genitori, sono il consulente di tanti produttori americani e, questo lo scriva perché mi fa piacere, anche di tanti presidenti di società di calcio. Potrei fare il procuratore di presidenti».

La chiamano anche se con lei la Fiorentina è fallita?
“Anche quella, che brutta storia. C’è una causa per 400 milioni contro la curatela fallimentare, sono convinto di avere ragione. E semmai dovessi vincere, quei soldi non li voglio io, almeno me ne basterebbero pochi. Gli altri li metterei nella Fiorentina, almeno così sarebbe più facile trattenere Chiesa”.

QN