1. L’avventura del Bif&st cominciò il 23 gennaio 2010 e andò avanti per otto giorni intensissimi e freddissimi. La prima edizione del Bari International Film Festival, preparata con estrema cura durante l’intero anno precedente, si svolse per la prima volta nel Teatro Petruzzelli, appena restituito alla città dopo un incendio devastante e dopo un’infinità di anni (17) inutilmente persi fra beghe giudiziarie, aspre polemiche e inaccettabili pretese. Fu un grande successo: decine di migliaia di spettatori affollarono per 8 giorni il teatro e le sale del Cinema Galleria ma anche lo splendido Teatro Kursaal, ancora aperto a quel tempo. L’anno prima il Kursaal era stato il luogo dell’anima per l’edizione Zero del Bif&st che dal 12 al 17 gennaio 2009 aveva visto una partecipazione sorprendente di pubblico, soprattutto giovane.
Fu una conferma di quanto già era avvenuto, molti anni prima, con EuropaCinema che nel 1988 avevo trasferito da Rimini a Bari dopo quattro formidabili edizioni che ne avevano fatto l’alternativa alla Mostra del Cinema di Venezia, come scrissero i critici del tempo. Il festival riminese, da me ideato e diretto, e germogliato anche col forte sostegno di Federico Fellini che ne aveva disegnato il logo e il poster, fu in assoluto il primo festival al mondo consacrato al grande cinema europeo (che tante imitazioni ha successivamente avuto, anche in Puglia). EuropaCinema 88, svoltosi a fine settembre, fece registrare 80.000 spettatori paganti in 8 giorni, ma a quel tempo a Bari ancora resistevano le grandi sale cinematografiche da 1.000-1.200 posti (purtroppo ormai fatalmente scomparse) che furono prese d’assalto per assistere alle anteprime mondiali di film quali Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore o Mignon è partita della debuttante Francesca Archibugi o I ragazzi di via Panisperna di Gianni Amelio o Katinka di Max von Sydow. Vennero a Bari tanti, tantissimi registi, attori, produttori italiani e stranieri. Fra i quali – alcuni di loro anche per tenere affollatissime Lezioni di cinema – Sergio Leone, Gian Maria Volonté, Suso Cecchi D’Amico, Ennio Morricone, Stefania Sandrelli, Gillo Pontecorvo, Lea Massari, Valeria Golino, Franco Cristaldi, Nanni Loy, Ugo Pirro, Leo Benvenuti, Greta Scacchi, Fanny Ardant, Philippe Noiret, Franco Nero, Vanessa Redgrave, Margarethe von Trotta, André Delvaux, Michael White, Alexandre Mnouchkine, Brigitte Fossey e Marcello Mastroianni che disegnò pure il poster del festival e nella serata finale premiò il film di Tornatore1.
La città aveva fame di cinema, di eventi culturali, di occasioni di incontro e di confronto con i protagonisti della settima arte. Una fame mai placata, ancora oggi. Fu perciò un trauma per quel pubblico, e per chi scrive, la dolorosa ma necessaria ‘fuga’ da Bari – dopo una sola memorabile edizione – di EuropaCinema, trasferita a Viareggio dal 1989 pur di non sottostare alle ‘pretese’, chiamiamole pudicamente così, della classe politica del tempo le cui condotte sarebbero pochi anni dopo deflagrate con Tangentopoli. Addio Bari, dunque, e per molti anni. Almeno fino al 2006, quando tornai nella mia città – per la prima volta dopo 18 anni, ma nel frattempo avevo guidato l’Istituto Luce; coprodotto un film di Antonioni e Wenders; scritto e prodotto un film di Margarethe von Trotta candidato all’Oscar; diretto la Mostra del Cinema di Venezia e il TaorminaFilmFest (a quel tempo i due festival italiani più importanti); presieduto Cinecittà Holding e creato la Casa del Cinema di Roma – per proporre alla nuova amministrazione regionale da poco insediatasi, con Nichi Vendola presidente e Silvia Godelli assessore alla Cultura, la fondazione di un Polo del cinema digitale nello storico Palazzo Roberti di Mola di Bari da trasformare in un campus universitario per formare a livello di eccellenza le nuove figure professionali capaci di governare l’allora incombente ma non ancora percepita rivoluzione digitale che stava per trasformare radicalmente i modi di produzione e di fruizione anche del cinema e dell’audiovisivo. Quel progetto non andò in porto (ma basterà attendere la fine del 2019 per assistere finalmente alla creazione – a Lecce – dell’università del restauro filmico digitale promossa dalla Regione Puglia e dal Centro

1 La storia di EuropaCinema è narrata in: Felice Laudadio, Fare festival, Edizioni EuropaCinema, Viareggio 1993, sec. ediz. ampliata, Roma 1996, pp. 168.

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Sperimentale di Cinematografia che presiedo) ma funzionò da stimolo per proporre la riattivazione a Bari di un grande festival di cinema: il Bif&st, appunto, progetto che ebbe l’immediato sostegno di Vendola e Godelli, sostegno altrettanto immediatamente riconfermato, al momento del loro insediamento alla testa della nuova amministrazione regionale, dal presidente Michele Emiliano, dall’assessore alla Cultura Loredana Capone e dalla Giunta della Regione Puglia. Con il pieno appoggio del Comune di Bari e della Fondazione Apulia Film Commission. E di questo li ringrazio. Tutti. Anche per non aver mai interferito nelle attività della direzione artistica del Bif&st. Un privilegio raro per chi fa festival.

2. Per 10 anni il Bif&st ha funzionato – e ancora funzionerà – da formidabile attrattore di talenti, con i loro film; e di pubblico appassionato, stabilizzatosi in 75.000 spettatori per ciascuna edizione. Centinaia di proiezioni e di eventi ogni anno, seguiti e anzi inseguiti da giovani e meno giovani, ansiosi di trovar posto, in coda fin dall’alba, per assistere al Teatro Petruzzelli alle Lezioni di cinema cui hanno dato vita, edizione dopo edizione, talenti quali Jean-Jacques Annaud, Fanny Ardant, Luis Bacalov, Costa-Gavras, Stephen Frears, Abbas Kiarostami, Andrej Končalovskij, John Madden, Alan Parker, Jacques Perrin, Michael Radford, Edgar Reitz, Volker Schlöndorff, Barbara Sukowa, Bertrand Tavernier, Max von Sydow, Margarethe von Trotta, Andrzej Wajda; e fra gli italiani: Antonio Albanese, Gianni Amelio, Dario Argento, Pupi Avati, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Richard Borg, Andrea Camilleri, Claudia Cardinale, Sergio Castellitto, Liliana Cavani, Cristina Comencini, Valerio De Paolis, Pierfrancesco Favino, Sabrina Ferilli, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, Giancarlo Giannini, Fabrizio Gifuni, Tonino Guerra, Virna Lisi, Mario Martone, Giuliano Montaldo, Laura Morante, Nanni Moretti, Ornella Muti, Nicola Piovani, Francesco Rosi, Sergio Rubini, Ettore Scola, Toni Servillo, Paolo Sorrentino, Vittorio Storaro, Paolo e Vittorio Taviani, Giuseppe Tornatore, Armando Trovajoli, Carlo e Enrico Vanzina, Carlo Verdone, Paolo Virzì. Ai quali si aggiungono e si aggiungeranno le personalità che animeranno le Lezioni di cinema di quest’anno (Roberto Andò, Paola Cortellesi, Paolo Del Brocco, Valeria Golino, Roberto Herlitzka, Valerio Mastandrea, ai quali andranno i “Fellini Award” del Bif&st 2019) e dei successivi, e tutti i registi e gli attori italiani e stranieri che partecipano e parteciperanno con le loro opere alle tante attività del Bif&st.

3. È anche in ragione di questo straordinario percorso che due grandi registi hanno accolto molto volentieri la mia proposta di ricoprire attivamente, molto attivamente, il ruolo (tutt’altro che onorifico) di presidenti del Bif&st: Ettore Scola dal 2011 al 2016, anno della sua scomparsa, e dal 2017 ad oggi Margarethe von Trotta. Il festival deve molto a Ettore (che molto ci manca) e a Margarethe, peraltro amicissimi fra loro, tanto che fu proprio Scola, allorquando in tempi insospettabili mi disse che non avrebbe voluto certo fare il presidente a vita, ad indicare von Trotta per la sua successione. Entrambi hanno dato, con il loro prestigio e la loro competenza, le loro opinioni e i loro consigli, un contributo determinante alla crescita e allo sviluppo di questa manifestazione impostasi in pochi anni fra le quattro più importanti del Paese, e certamente la prima del Mezzogiorno d’Italia, anche grazie al lavoro infaticabile compiuto anno dopo anno dagli insostituibili ed espertissimi collaboratori romani e baresi i cui nomi sono riportati nelle pagine del colophon. E che qui ringrazio con molto affetto. E soprattutto con molta stima. Senza di loro il Bif&st non ci sarebbe – né oggi, né domani.

4. È compito del direttore di un festival illustrare in catalogo i dettagli del programma che propone alla valutazione del pubblico, dei media, delle giurie. Non mi dilungherò in questo, nella certezza, e consapevolezza, che ciascuno spettatore, ciascun giornalista, ciascun giurato della giuria internazionale e della giuria del pubblico – che qui ringrazio ad uno ad uno – saprà e vorrà cogliere in maniera autonoma le suggestioni che scaturiscono dai film e dagli eventi in programma. A cominciare dalle sezioni “Panorama” e “Anteprime internazionali” che ospitano film generalmente di alta qualità e spesso portatori di forti tematiche contemporanee, quali le problematiche della solitudine e della questione migranti, ampiamente sviluppate in

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tante cinematografie pur molto diverse fra loro. Cui si aggiungono le riflessioni che potranno certamente emergere dalle proiezioni (e dai successivi dibattiti) dei film legati ai temi dell’acqua e delle guerre per l’acqua (Cinema e scienza), del fanatismo, del razzismo, dell’omofobia (Intolerance), della violazione dei diritti dell’uomo e della donna (Tortura diritto cinema), della malattia e della salute (Cinema e medicina). Con una variante fortemente inconsueta per il Bif&st che per la prima volta ospita per i tanti appassionati del genere una preziosa retrospettiva di 7 film della Universal dedicati alla produzione della leggendaria Blumhouse creata da Jason Blum: film da paura, letteralmente, alcuni dei quali diretti da autentici talenti quali i pluripremiati Spike Lee, M. Night Shyamalan e Jordan Peele. Di Peele il Bif&st 2017 presentò con straordinario successo il suo Get Out, poi vincitore del Premio Oscar 2018 e di altri 146 riconoscimenti in giro per il mondo.

5. È un immenso privilegio, per il Bif&st 2019, poter onorare il più importante compositore vivente di musiche per film. Con estrema generosità il Premio Oscar Ennio Morricone ha accolto il mio invito a festeggiare con noi il decennale del festival. E a sua volta il festival – insieme ad altri tre Premi Oscar: Nicola Piovani, Gianni Quaranta e Giuseppe Tornatore, al nostro main sponsor SIAE e alla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia – festeggia a Bari le prime novanta primavere del M° Morricone: dedicandogli una vastissima retrospettiva, due mostre fotografiche ed una serie di incontri con alcuni registi dei film da lui musicati. In questa occasione verranno conferiti a Ennio il “Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence” e le Chiavi della Città, di questa città che da 10 anni accoglie con invidiabile e invidiato calore il Bari International Film Festival.

6. Un altro tributo a Morricone, indiretto questa volta, è rappresentato dalla proiezione inaugurale del 27 aprile al Petruzzelli di un bellissimo film muto accompagnato dall’esecuzione dal vivo di canzoni e musiche della grande tradizione napoletana ad opera della magnifica attrice e cantante Lina Sastri. Il film, restaurato da Paolo Cherchi Usai per il George Eastman Museum di Rochester, N. Y., si intitola Napoli che canta ed è stato realizzato nel 1926 da Leone Roberto Roberti, padre di quel Sergio Leone per il quale Morricone ha composto le musiche di tutti i suoi film. E, a proposito di film restaurati, un altro evento particolarmente significativo per Bari e per la Puglia è l’anteprima mondiale del restauro, curato dal CSC-Cineteca Nazionale, di un famoso film del 1973 interpretato e diretto da Alberto Sordi con accanto Monica Vitti, Carlo Croccolo e Wanda Osiris: Polvere di stelle, girato in parte nel borgo antico, sul lungomare e, in interni ed esterni, al Teatro Petruzzelli, ma anche nelle campagne di Martina Franca e di Locorotondo. Gli attori e parte della troupe soggiornarono a lungo al Grande Albergo delle Nazioni di Bari durante le riprese.

7. Il Bif&st del decennale può finalmente contare di nuovo sul Teatro Margherita, di recente meravigliosamente restaurato, per gli incontri con gli autori, le conferenze stampa, le mostre. Con la imminente riapertura anche del Teatro Piccinni, Bari può nuovamente disporre di tre teatri distanti l’uno dall’altro un tiro di schioppo. E quando si aggiungerà anche il Teatro Kursaal (che mi auguro venga riaperto al più presto: e immagino di poterlo auspicare, da barese, anche a nome dei miei concittadini) avremo avverato il nostro sogno: poter ulteriormente consolidare il Bif&st realizzandolo pressoché per intero – magari già dal prossimo anno, dal 21 al 28 marzo 2020 – nei quattro bellissimi teatri Petruzzelli, Piccinni, Margherita e Kursaal. Un’occasione assolutamente da non perdere per un festival di cinema con una identità forte e con un format robusto che tuttavia, dopo 10 anni, va comunque rivisitato. Quattro le condizioni per poter ulteriormente irrobustire il Bif&st: la partecipazione degli spettatori; il sostegno attivo delle istituzioni, a partire dalla Regione Puglia e dal Comune di Bari; la qualità dei contenuti; il prestigio delle location nelle quali ospitarli. Il futuro: un festival di cinema nei teatri: un caso unico al mondo. A Bari.