Leon Greenman 98288, sopravvissuto ad Auschwitz, The Jewish Museum. Foto: © Ian Waldie

Roma – Il suono assillante delle rotaie, gli ordini imposti ai deportati, le grida degli ufficiali tedeschi. Pochi minuti nel buio di un vagone, necessari per sentire, ricordare, costruire una personale memoria della Shoah.

Nasce da un viaggio compiuto da un gruppo di liceali nei luoghi della memoria, da Roma ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, la mostra immersiva in corso fino al 31 marzo al Palazzo delle Esposizioni.
Sono divenuti un anello della catena tra passato e presente, Marta, Simone, Gabriele, Manuela, Livia, Flavio, Claudio, Michela, Mirela, Carmen, Sara, Filippo, gli studenti della capitale che hanno deciso di fare della loro testimonianza un percorso di condivisione dal titolo Testimoni dei testimoni.

Messa in scena con Studio Azzurro – il collettivo di artisti italiani pioniere nell’impiego dei nuovi media e nella poetica dell’arte partecipata – l’esposizione si inserisce nel programma che Roma Capitale dedica ogni anno alla Giorno della Memoria. Al ritorno da uno dei Viaggi della Memoria, organizzato tre anni fa da Roma Capitale con la partecipazione della Comunità Ebraica di Roma, alcuni studenti avevano preso l’impegno di farsi testimoni dell’esperienza appena vissuta insieme ai superstiti.

È nata così l’idea di Testimoni dei Testimoni, frutto dell’incontro tra i ragazzi e Studio Azzurro, e maturata con l’obiettivo condiviso di farsi carico del passaggio di testimone tra gli ultimi sopravvissuti ai campi di sterminio e le generazioni future. Scopo dell’iniziativa è anche quello, come spiegano gli stessi ragazzi, «di diventare noi stessi testimoni, perché in un periodo in cui si ha paura del diverso, dello straniero, in cui si mettono in atto leggi emarginatrici, la memoria di ciò che è stato può salvarci».

Il visitatore è pertanto chiamato a partecipare a un viaggio fisico e mentale scandito da una serie di tappe, alcune delle quali richiedono una sua partecipazione attiva. Alcuni momenti cruciali – dalla vita prima delle leggi razziali alla deportazione, dalla pianificazione degli esperimenti scientifici alla lingua della sopravvivenza – si susseguono nel percorso, mentre le identità cancellate per sempre si imprimono nella memoria dei visitatori.

Oltre al viaggio, la fonte principale per la stesura di questo racconto è data dalle testimonianze raccolte dalla viva voce dei sopravvissuti, ma anche da quelle conservate presso gli Archivi che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, dalla Fondazione Centro di Documentazione ebraica contemporanea all’Istituto Luce, dalle TECHE RAI all’United States Holocaust Memorial Museum.

«Questa mostra – spiega il collettivo Studio Azzurro – nata dall’intenzione appassionata di giovani studenti, vuole proporre un modo di vedere e ascoltare le testimonianze e le immagini di repertorio con uno sguardo che rispecchi la sensibilità di questo tempo, con un linguaggio per frammenti, lontananze e persistenze che si avvicini al complesso sistema di stratificazione della memoria. Un linguaggio che prova a coinvolgere tutto il corpo del visitatore, accompagnandolo in un’esperienza che lo interpella personalmente, portandolo di fronte a qualcosa che, all’apparenza, rimane senza una sufficiente spiegazione».
Una bella iniziativa che assegna il dovere di ricordare anche alle nuove generazioni, con l’incisivo supporto dei linguaggi dell’arte.