ALLA CENTRALE MONTEMARTINI IN MOSTRA I TESORI DI TERRACOTTA

Frammento architettonico con volto maschile, inv. SYM 2017/437. Dal deposito SABAP di Pyrgi. Courtesy Zètema Progetto Cultura
Roma – Sono da poco tornate a casa, in Italia, sottratte al traffico illegale dall’Arma dei Carabinieri e dalla diplomazia culturale del Mibac.
E adesso, con i loro colori brillanti, le lastre figurate e le decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma accolgono il visitatore della Centrale Montemartini nell’ambito di una mostra dedicata all’arte etrusca, in corso fino al 2 febbraio 2020.
Alcuni reperti raccontano di atleti e guerrieri, delle imprese di Ercole e del mito della Gorgone Medusa uccisa da Perseo, mentre danzatrici, satiri e musici si affiancano a corazze e schinieri.
Le lastre parietali e le decorazioni architettoniche provenienti dal territorio di Cerveteri (l’antica Caere), erano state recuperate a Ginevra all’inizio del 2016 dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, insieme ad alcuni vasi figurati della Magna Grecia e a statue romane.Le lastre policrome erano note, fino a prima del recupero, solo attraverso esemplari presenti in alcune delle più importanti collezioni museali italiane e straniere.
L’uso di dipingere su lastre di terracotta, applicate alle pareti degli edifici e affiancate in fregi continui, aveva avuto, nell’antica Caere – la più filo-ellenica delle città etrusche – una particolare fortuna, collegata anche all’arrivo nelle città etrusche, a partire dagli inizi del VI secolo, di artigiani provenienti dalla Grecia orientale, autori di prodotti unici, dipinti con maestria su lastre di terracotta e cotti in forno per fissare il colore.
Al fortunato recupero era seguita la ratifica di un importante accordo di cooperazione culturale internazionale siglato tra il Mibac e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, che ha comportato il rientro dalla Danimarca in Italia di una consistente serie di frammenti di lastre dipinte etrusche, analoghe a quelle trovate a Ginevra.
La prima fase di studio condotta su questi reperti datati tra il 530 e il 480 a.C., era culminata, lo scorso anno, in una mostra e in un convegno internazionale di studi organizzati dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio presso il Castello di Santa Severa. In quel contesto i reperti restaurati e i risultati delle indagini erano stati presentati al pubblico per la prima volta.

L’edizione romana della mostra fa adesso seguito a quell’appuntamento, ma l’allestimento risulta rinnovato – adeguato agli spazi espositivi della Centrale Montemartini – e aggiornato grazie alla presentazione degli ultimi risultati delle ricerche.
Le terrecotte etrusche recuperate sono state suddivise per temi e tipologie, illustrate da preziosi materiali di confronto, in molti casi inediti, che cercano di ricostruire, con l’aiuto di supporti didattici, il contesto di questi reperti.
Vi si affiancano in mostra alcuni vasi attici a figure nere e rosse appartenenti alla Collezione Castellani dei Musei Capitolini, solitamente non esposti al pubblico, ma selezionati per far parte del percorso per analogia tematica.

Alcuni frammenti sono pervenuti al mercato antiquario a varie raccolte pubbliche e private europee e statunitensi, altri, in terracotta policroma, erano invece destinati ad adornare l’esterno dei templi e delle altre strutture di prestigio delle città etrusche.

Una sezione del percorso è interamente dedicata, nel cinquantenario della sua istituzione, all’attività svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, impegnato nella sua azione di contrasto al traffico illegale di opere d’arte.
Di particolare pregio è, infine, la serie di tre gruppi di acroteri con sileni e menadi danzanti, restituita all’Italia dal museo di Copenhagen e da J.P. Getty Museum di Malibu, riuniti per la prima volta ed esposti insieme in mostra.